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Problemi e Difficoltà

Come smettere di litigare con il partner

Una guida strategica per trasformare il conflitto in connessione

In ogni relazione di coppia, il litigio è inevitabile. Ma la vera differenza non è tra chi litiga e chi no: è come si litiga. I conflitti, se gestiti in modo consapevole, possono diventare occasioni di crescita. Ma se si ripetono sempre con gli stessi schemi, toni e risultati, non stiamo più risolvendo: stiamo solo replicando copioni disfunzionali.

Perché litighiamo sempre per le stesse cose?

Disordine, gelosia, famiglia d’origine, gestione del tempo o dei figli: sono solo contenitori del conflitto. Il contenuto vero è spesso un bisogno non espresso: essere visti, capiti, valorizzati.

Secondo la Terapia Strategica Integrata, ogni coppia sviluppa nel tempo una serie di schemi ripetitivi di interazione che, invece di risolvere i problemi, li mantengono o li peggiorano. In gergo tecnico si chiamano tentate soluzioni disfunzionali.

4 Copioni relazionali che alimentano i litigi

1. “Io ti inseguo, tu scappi”

  • Lei: “Parlami, non puoi chiuderti così!”
  • Lui: “Se urli, io non rispondo.”

Meccanismo: lei insegue, lui si chiude, lei rincorre di più.
Bisogno nascosto: connessione cercata tramite controllo → fuga → rincorsa.

2. “Controllo vs Libertà”

  • Lui: “Dove vai? Con chi esci?”
  • Lei: “Non ti dico più nulla, sei sempre a interrogarmi.”

Meccanismo: lui controlla, lei si chiude, lui controlla ancora di più.
Bisogno nascosto: paura dell’abbandono → gelosia → difesa.

3. “Il silenzio che punisce” (stonewalling)

  • Lei: “Non mi parli da due giorni.”
  • Lui: “Parlo quando mi passa.”

Meccanismo: lei insiste, lui tace, lei esplode, lui si chiude ancora.
Bisogno nascosto: evitamento del conflitto → aumento della tensione.

4. “Chi è il colpevole?”

  • Lei: “Hai sempre la testa altrove!”
  • Lui: “E tu non sei mai contenta!”

Meccanismo: rimpallo della colpa → nessuno ascolta → entrambi si chiudono.
Bisogno nascosto: desiderio di riconoscimento espresso attraverso lo scontro.


3 Strategie per smettere di litigare sempre allo stesso modo

1. Identifica il tuo copione

Osserva la dinamica:

  • Cosa succede ogni volta che litighiamo?
  • Chi innesca cosa?
  • Come reagisco e cosa accade subito dopo?

Esempio:
“Lui critica → io reagisco male → lui si arrabbia → io mi chiudo → poi faccio finta di niente.”

Vedere la propria dinamica dall’esterno è il primo passo per uscirne.

2. Agisci in modo inaspettato

Un piccolo cambiamento nel comportamento può interrompere il circuito e spiazzare il partner in modo costruttivo.

Esempi di interruzioni di schema:

  • Se normalmente urli → parla piano.
  • Se ti chiudi → comunica: “Ho bisogno di 10 minuti per riflettere.”
  • Se reagisci attaccando → fai una domanda: “Come ti sei sentito in quel momento?”

Come in una fila di domino, basta rimuovere un pezzo per fermare la sequenza.

3. Passa dal contenuto al processo

La maggior parte dei litigi riguarda il contenuto (cosa è stato detto o fatto), ma raramente si parla del processo (come ci si parla, come ci si ferisce).

Cambiare livello significa dire:

  • Invece di “Sei sempre assente!”
    → “Quando ti sento distante, io mi agito. È una mia paura, non un’accusa.”
  • Invece di “Hai sempre da ridire!”
    → “Quando mi correggi, lo vivo come un fallimento. Possiamo parlarne in un altro modo?”

Questo tipo di comunicazione non è istintivo: si impara, si sperimenta, e spesso si costruisce con l’aiuto di un terapeuta.


Litigare bene si può

Una coppia sana non evita il conflitto, ma lo usa per crescere. Litigare in modo costruttivo significa:

  • restare nel presente, senza riesumare vecchi errori,
  • usare le parole per unire, non per distruggere,
  • fermarsi prima che la tensione esploda.

E soprattutto, significa non confondere la passione con la tensione. Il vero amore non si misura in litigi, ma in rispetto reciproco, ascolto e crescita condivisa.


Il conflitto può insegnarti qualcosa

Ogni litigio può essere un’occasione per:

  • comprendere meglio te stesso e i tuoi bisogni,
  • scoprire i bisogni nascosti dell’altro,
  • sperimentare nuove modalità di comunicazione.

La Terapia Strategica Integrata, lavorando sui pattern di interazione e costruendo soluzioni su misura, offre strumenti efficaci per trasformare il litigio da trappola a leva evolutiva.

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Ansia e attacchi di panico Malessere, Sintomi e Psicopatologia

Attacco di panico: perchè si chiama così? L’urlo del diavolo Pan

Lo sapevi che la parola “panico” deriva da una figura mitologica dell’antica Grecia?

L’etimologia della parola (“Panikós”), infatti, deriva dal nome del dio Pan.

Figlio di Hermes e della ninfa della quercia Driope, fu abbandonato dalla madre dopo la nascita a causa della sua bruttezza che l’aveva terrorizzata, aveva infatti le sembianze per metà di un uomo e per metà di una capra.

Nonostante fosse stato invitato dal padre a vivere sull’Olimpo, Pan decise di trascorrere la sua vita nei boschi: per questo è considerato il dio della natura.

In realtà Pan era un satiro gioioso, pieno di voglia di vivere e giocare, ma la sua terribile espressione e la sua risata spaventosa incuteva terrore in coloro che lo vedevano o udivano.

Il dio silvestre aveva infatti l’abitudine di spaventare i viandanti, con rumori sordi e mostrandosi sul loro cammino per poi scomparire velocemente.
Le vittime rimanevo così incredule, incapaci di spiegare l’accaduto e di gestire le forti emozioni negative provate.

Al “timor panico” viene quindi associata una sensazione terribile, di un terrore che si manifesta in maniera improvvisa e inaspettata, causa della paura che possa questa esperienza ripresentarsi.

FONTI:
https://www.psicologiacontemporanea.it/blog/il-panico- lurlodeldiavolo/fbclid=IwAR31iSunjgaDLV8OBPAYghWq7x8PkBb6T96DCQA_N8BOGp8_Wp3P sZ7tFA&fs=e&s=cl https://www.guidapsicologi.it/articoli/il-disturbo-da-attacchi-di-panico-e-la-mitologia-del-dio- pan
https://www.stateofmind.it/attacchi-di-panico/#cosa-sono-gli-attacchi-di-panico

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Ansia e attacchi di panico Insonnia Stress

Perchè a settembre non sto bene?

Una paziente mi domanda: “Dottoressa perchè a Settembre mi sento ansiosa, mi sento stanca? Non sto bene?”

Effettivamente a settembre si può vivere un malessere generale, una sensazione di spossatezza. Ci si può sentire psicologicamente e fisicamente appesantiti. Si possono avere difficoltà a concentrarsi, ad addormentarsi. Si possono sperimentare: sbalzi d’umore, astenia, ansia.

Ma perchè?

Questa è una risposta psicofisiologica sia al rientro alla quotidianità fatta di scadenze, di problemi, di impegni che sostituiscono i ritmi e le attività più leggere delle vacanze, sia al modo in cui viviamo settembre considerandolo un mese di bilanci, di nuovi obiettivi, di traguardi, di cambiamenti.